lunedì 13 aprile 2009

La sedia elettrica non è l'equivalente della croce?

E' apparsa sul Corriere della Sera la notizia che nella cattedrale di Gap in Francia è stato esposto dalla Domenica delle Palme questo Cristo morto, ma non in croce, bensì sulla sedia elettrice. L'opera fa parte della collezione del magnate e mecenate Francois Pinalut ed è firmata dall'artista Paul Fryer.
Polemiche sì, ma anche, pare, molti commenti positivi da parte di laici e clero.
Bene, dico io, quando l'arte fa parlare, riflettere, rilegge e riattualizza la storia in maniera intelligente e non solamente con intenti polemici, ma mettendosi in dialogo!

Buona Pasqua, sperando che sia Pasqua tutto l'anno!

sabato 11 aprile 2009

Alla Fondazione Pomodoro uno Space to experience


Due giorni fa sono stata alla conferenza stampa di presentazione della mostra Space to experience di Magdalena Abakanowicz alla Fondazione Arnaldo Pomodoro.
E' stata "un'esperienza"emozionante, trovarmi a pochissima distanza da questi due grandi artisti, ormai in là con gli anni, ma ancora capaci di sprigionare una forza immensa dalle loro parole e soprattutto dalle loro opere. Le sculture del maestro Pomodoro tutti le conoscono e le ammirano e non a caso, credo, egli ha voluto chiamare nel proprio spazio una scultrice che ha molte affinità con il suo lavoro.
Magdalena Abakanowicz, artista polacca di Varsavia, espone le sue opere nelle più grandi collezioni di tutto il mondo, come la Tate, il Moma e il Metropolitan e nonostante questo, se ne sta lì, in silenzio, osservando e ascoltando, e quando le è data la parola, dice delle grandi verità con parole semplici e parla dell'arte con un trasporto di una pasionaria e di una sognatrice alla stesso tempo.
Mi sono emozionata nell'ascoltare delle verità così semplici e potenti che non vengono più pronuciate: "L'arte è saggezza e pazzia, sogno e realtà!" ha detto guardandoci dritti negli occhi e un brivido mi ha percorso la schiena, perchè ho sentito di far parte di qualcosa e ho sentito che le emozioni possono essere condivise anche con chi apparentemente è molto lontano da noi, ma così diretto e immediato da colpirci al cuore con un soffio leggere e con delle opere imponenti, ma dal cuore lieve.

Non voglio parlare della mostra, perchè credo che chiunque, non appena varcherà la soglia della fondazione, potrà sentire tutta la forza, il coraggio, la tenacia e lo spirito di questa grande donna, di questo grande essere umano che è Magdalena Abakanowicz.



lunedì 23 marzo 2009

Sulle prime volte e prosciuttini

Non mi chiedete di spiegarvi per filo o per segno che cos'è un prosciuttini, mi dispiace ma per questo chiedete alla mia amica Valerie che, citando Umberto Eco (e scusate se è poco), mi ha detto: "Marie Claire, hai messo il primo prosciuttini sulla tua lista!!!!"
Detto in parole povere, ieri sera c'è stata una mia "prima volta"... ho presentato due artiste al circolo culturale bertolod brecht ed è stato interessante, strano ma bello.
Incontrando persone diverse si imparano sempre molte cose nuove e soprattutto si mettono alla prova pazienza (tanta), un pizzico di savoire faire, la fantasia ed anche una buona dose di retorica.

Beh, che dire... adoro le prime volte!

martedì 17 marzo 2009

VB65: ai posteri l'ardua sentenza



VB65

lunedì 16 marzo 2009

Gran Torino VS The wrestler... who wins?

Nel giro di una settimana ho visto i due film più attesi e osannati della stagione, The wrestler con Mikey Rourke vincitore a Venezia e Berlino e Gran Torino dell'insuperabile Clint, che non ci delude mai.
Beh, che dire, tanto bravo Mikey non c'è dubbio, ma tanto scadente anche la sceneggiatura, che nonostante il film sia indipendente e low budget, racconta una storia che, diciamocelo, è proprio un'americanata della peggior specie, con tanto di spogliarellista redenta (e io adoro Marisa Tomei, sia ben chiaro).

Gran Torino invece è la prova più riuscita, lirica e cinica, spietata e lieve del grande maestro, che è indicibile nella sua interpretazione grezza come carta vetrata (inclusi bofonchiamenti incredibili) e intensa quanto inattesa. Il film parla della società in cui viviamo in maniera personale, oserei dire intimistica, senza retorica, con umorismo tagliente.... insomma un capolavoro, in cui Clint ha collaborato anche alla colonna sonora.... e che risultato!!!! La canzone che chiude il film è commovente ed io ve la regalo a chiusura del mio post.

Clint always wins!!!!

lunedì 9 marzo 2009

my Desire of Attachment di Alessia Carli

IL CIRCOLO CULTURALE BERTOLT BRECHT

Spazio 2/Via Giovanola 21/C_Milano Tel +39 3397908472 - www.bertoltbrecht.it - MM2 Abbiategrasso


A cura di: Maria Chiara Salvanelli


presenta

Lunedì 23 Marzo 2009 alle ore 18.00

my Desire of Attachment

di Alessia Carli



Ciclo: Sguardi divergenti

La mostra resterà aperta da lunedì a giovedì dalle 16 alle 18 fino al 08/04/2009


Lunga e colma di esempi è la storia del “mondo alla rovescia” nella tradizione pittorica occidentale, dove il basso prende il posto dell’alto e in cui certezze e consuetudini vacillano. Questo però non è il caso della pittura di feeela e non è così che bisogna interpretarla.

I soggetti, le donne che ritrae, rappresentano il suo mondo come lei lo visualizza e lo traspone, senza soluzione di continuità, sulla tela, già capovolto e perciò già con un proprio baglio di certezze e consuetudini dure da scalfire e impossibili da sottovalutare o semplicemente da non notare.

L’epicentro della pittura di feeela è la figura femminile, il suo corpo certamente, la sua mente soprattutto e il suo modo di rapportarsi con il mondo esterno, di interpretarlo, comprenderlo e modificarlo.

Ma è la stessa artista e ritenersi e ritrarsi “a testa in giù” e a guardare il mondo proprio da quel punto di vista privilegiato, soggettivo ed espressivo.

Fin dall’inizio le sue creazioni sono state connotate da un carattere particolare e nella serie Pelle d’albero – in cui sono ritratte donne-albero come esseri totemici dalle lunghe e intrecciate estensioni - c’è già in nuce la sua visione odierna di quelle donne dalla testa poggiata solidamente al terreno che tendono i loro arti nodosi al di fuori del quadro, a voler creare un ponte, una comunicazione con l’altro, con gli altri, con il resto del mondo.

I colori sono densi, caldi, sono tinte che l’artista definisce di “pancia”, ossia fortemente voluti, cercati, stesi sulla tela strato su strato in un’aggiunta di significato su significato, di emozione su emozione. Un capovolgimento che permette a chi guarda di non fermarsi alla forma, ma di vedere quello che c’è oltre il quadro, in un disorientamento costruttivo che crea nuove certezze…

…anche se poi forse la forma sarà solo idea,

e la pancia non più alcova ma intero universo intero.

(da #4, di feeela)

Maria Chiara Salvanelli


Tracce di Micol Ferrea

IL CIRCOLO CULTURALE BERTOLT BRECHT

Spazio 4/Via Giovanola 19/C_Milano Tel +39 3397908472 - www.bertoltbrecht.it - MM2 Abbiategrasso


A cura di: Maria Chiara Salvanelli


presenta

Lunedì 23 Marzo 2009 alle ore 18.30

Tracce

di Micol Ferrea


Ciclo: Un artista al di sopra di ogni sospetto

La mostra resterà aperta da lunedì a giovedì dalle 16 alle 18 fino al 08/04/2009


Tracce di materia, di colore, tracce di vita vissuta che raccontano una storia ed una trasformazione.

La pittura di Micol Ferrea è materica e al tempo stesso significante, astratta, ma profondamente comunicativa. È una pittura fatta di impulso e istinto, laddove nasce l’idea e si trasforma immediatamente in colore e forma.

Il processo creativo è per l’artista istantaneo e fulmineo, un furor che l’attraversa e la pervade e si può scorgere in lei quell’atteggiamento saturnino e melanconico proprio di molti pittori e poeti.

Fantasie e ossessioni che dirompono sulla tela bianca e che la fanno parlare. Sigmund Freud diceva che «l’uomo felice non fantastica; solo l’insoddisfatto lo fa. Sono desideri insoddisfatti le forze promotrici delle fantasie, e ogni singola fantasia è un appagamento di un desiderio, una correzione della realtà che ci lascia insoddisfatti». Un percorso catartico dunque quello di Micol, ma al tempo stesso un’evoluzione interiore e pittorica.

Nelle prime tele ricorre e compare sovente l’immagine dell’infinito, simbolo archetipico per eccellenza, con cui l’artista si mette in comunicazione. «Ogni relazione con l’archetipo, vissuta o semplicemente espressa, è “commovente”» - scrive Jung - «cioè essa agisce poiché sprigiona in noi una voce più potente della nostra. Colui che parla con immagini primordiali, è come se parlasse con mille voci; egli afferra e domina, e al tempo stesso eleva, ciò che ha designato dallo stato di precarietà e di caducità alla sfera delle cose eterne».

In seguito la pittura di Micol diviene più intimista, introspettiva, meno simbolica (l’immagine dell’infinito è scomparsa!): un cambiamento di rotta, si potrebbe pensare, piuttosto una consapevolezza cercata e raggiunta, una visione interiore dai contorni più definiti e forse più ottimista, perché legata all’hic et nunc.

Una tela si intitola Baudelaire, il cantore dello spleen e della malinconia. Il poeta è ritratto come davanti ad uno specchio o forse al cospetto di un suo alterego, segno della volontà di apertura verso il mondo esterno, traccia, nella pittura e nella vita dell’artista, di una rinnovata coscienza nel rapporto con se stessa e con gli altri.


Maria Chiara Salvanelli